Nel centro di Sestri Levante sorge il Palazzo Fascie-Rossi oggi cuore pulsante della cultura della città, ai piani superiori custodisce il MUSEL (Museo Archeologico e della Città) con i sui preziosi reperti tra cui i due cippi di Epoca Romana, nonché una delle due Biblioteche pubbliche, mentre al piano terra ospita l’ufficio di informazione turistica.
L’attenzione è rivolta oggi alla sua Torre che nei prossimi mesi sarà oggetto di un progetto di recupero reso possibile dal recente via libera della Sopraintendenza e grazie a un finanziamento di 150 mila euro da parte del Ministero della Cultura e da 80 mila euro cofinanziati dal Comune.
La Torre di Palazzo Fascie-Rossi è un elemento architettonico inconfondibile di inizio Novecento, una Torre merlata ispirata agli stili storici e medievali, edificata tra il 1903 e il 1904.
L’edificio porta la firma dell’ingegnere chiavarese Questa, che progettò l’opera influenzato fortemente dall’eclettismo dell’architetto Gino Coppedè. Il modello principale di riferimento fu il celebre Castello Mackenzie di Genova, da cui riprese il gusto neo-medievale e le prime eleganti sfumature Liberty.
La Torre slanciata e caratterizzata da un colore rossastro, è decorata con eleganti bifore e trifore incorniciate da tonalità chiare e si conclude con una struttura merlata di ispirazione fiorentina, che svetta nettamente sopra i tetti del centro storico.
La sua struttura è volutamente estranea al contesto marinaro circostante proprio per creare un forte impatto visivo e diventare un punto di riferimento.
Caratteristica distintiva della Torre è che ai suoi piedi si trova il portone d’ingresso principale del Palazzo, infatti la Torre non si pone come un elemento isolato o d’angolo, ma costituisce la sezione centrale avanzata dell’intera facciata.
Portone sul quale campeggia prima la massima filosofica “Conosci te stesso”, che si rifà all’antichissima – iscrizione incisa sul frontone del Tempio di Apollo a Delfi – di autore sconosciuto anche se attribuita ai Sette Sapienti della Grecia antica, in particolare a Chilone di Sparta o a Talete di Mileto, ma resa famosa da Socrate che la scelse come vero e proprio pilastro e fondamento di tutta la sua filosofia, trasformandola nell’invito a indagare dentro la propria anima per scoprire la verità e la virtù.
Poco più in alto e spostato lateralmente, è presente anche il secondo motto decorativo, “Per non dormire”, accompagnato da un disegno che raffigura dei sacchetti di denaro legati insieme, che agli inizi del Novecento (l’epoca in cui fu costruito Palazzo Fascie), rappresentava l’insonnia creativa, il rifiuto della pigrizia mentale e il desiderio di vivere ogni momento al massimo delle proprie forze intellettuali e artistiche, senza sprecare tempo nel sonno. Una celebrazione dell’intraprendenza economica, del duro lavoro e della vivacità intellettuale, che ben si sposava con lo spirito del committente, il Cavalier Vincenzo Fascie che donò il palazzo alla città per promuovere il progresso e il benessere della comunità locale.