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Vittorie dimenticate

Qualche giorno fa abbiamo ricordato il 4 novembre, la vittoria della Prima Guerra Mondiale. Un evento enorme, devastante, oggi un po’ dimenticato. Eppure, lapidi e monumenti, che fanno parte del nostro quotidiano, ce la ricordano ogni giorno la grande guerra. Anche nella nostra piccola Sestri.

E non si pensi solo al grande Monumento ai Caduti che diede il nome anche al plesso scolastico in piazza della Repubblica. Piccole e grandi lapidi, con meno pretese forse, ma uguale sentimento di ricordo e riconoscenza, le possiamo trovare in ogni frazione. Perché quell’evento lontano, quella guerra che avremmo dovuto vincere in pochi mesi, diventò un massacro durato anni. E ogni anno la Patria veniva a chiedere il suo tributo di uomini e ragazzi, anche qui, anche nelle campagne.

È una storia che ci raccontano i nomi sbiaditi che leggiamo sulle targhe, spesso non sappiamo quanto fossero giovani, né dove morirono di preciso. Ma i nomi si. I nomi li conosciamo e li riconosciamo.

A Santa Vittoria ad esempio leggi sulla lastra posata accanto alla chiesa, perché si veda dalla strada: Azaro, Lambruschini, Lavaggi, Malatto, Masi, Nicolini, Tassano. Così familiari che potrebbero essere i cognomi dei compagni di classe delle elementari. A Trigoso leggi Baratta, Solari, Tasso, Vattuone. Erano partiti volontari? Erano stati chiamati? Dove caddero?

La guerra era cominciata con grandi aspettative, in qualche mese avremmo dovuto sfondare il fronte, arrivare a Lubiana, Trieste, Vienna. E invece si trasformò in un massacro, dove le conquiste di misuravano a vette, cime, torrenti. A Caporetto, Kobarid oggi, pagammo l’inadeguatezza di chi dava gli ordini e non verificava che fossero eseguiti, di chi sapeva da mesi che ci sarebbe stata l’offensiva e non fece i preparativi, di chi non pagava in prima persona, facendo la guerra su un tavolo muovendo delle pedine. E in quelle pedine i nomi delle nostre lapidi.

Per una coincidenza Caporetto accadde un anno prima del 4 novembre. La sconfitta e la tragedia servirono a reagire. Un paese cresce, diventa grande dopo una sconfitta, perché è capace di chiedersi perché, capirne i motivi e migliorare. Anche a questo servono le nostre lapidi dimenticate: a ricordarcelo.

Ogni riferimento all’attualità non è casuale.

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