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Tra chierici e viandanti: Sestri medievale nel sito di San Nicolao di Pietra Colice

 

 

Ubicato in prossimità di uno dei nodi viari antichi più importanti della Liguria orientale, il sito di San Nicolao di Pietra Colice, nel comune di Castiglione Chiavarese, racconta una storia importante, da ripercorrere sulle orme di tutti coloro che hanno attraversato il nostro territorio attraverso i secoli.
Oggi pare quasi sorprendente apprenderlo, ma il viaggio, con i mezzi e le prerogative dell’epoca, fu una delle componenti essenziali della vita sociale del Medioevo. Logicamente, un elemento indispensabile per chiunque desiderasse mettersi in cammino, era la disponibilità di un luogo presso il quale riposare ed è esattamente dalla necessità essenziale di rifocillarsi e trovare riparo che ha inizio la nostra storia.
Il sito che appare oggi in stato di rovina, presenta i resti di due strutture distinte: un edificio di culto a una navata e quello che è stato riconosciuto essere l’hospitale.

Termine che in realtà non deve trarre in inganno, poiché anticamente utilizzato per designare un luogo di accoglienza per i viandanti e non un antenato delle moderne strutture ospedaliere. Crocevia del viavai di molti, pare che il luogo avesse un legame con l’attività dei Fieschi che, per mezzo di esso, estendevano la propria fama e influenza sul territorio.
Le prime ricerche sul sito sono state condotte tra il 1956 e il 1958, ma è solo tra il 2001 e il 2008 che un ampio progetto di scavi archeologici ha portato alla luce un cospicuo numero di reperti e resti umani.

 

 

 

 

I diversi oggetti esposti al MuSel testimoniano una quotidianità fatta convivialità e accoglienza.
Un vero e proprio servizio di mensa, che nelle scodelle decorate permette di immaginare un acciottolio comune alle mense dei giorni nostri. Tra i testi di terracotta e un gran numero di olle, non è difficile immaginare le pietanze più comuni all’hospitale: il pellegrino che fosse giunto spossato sulla soglia, avrebbe potuto saziarsi con delle focacce di castagne o di cereali in accompagnamento a una scodella di minestra fumante.

Sebbene la vita in questo luogo fosse frugale, la ricchezza e la varietà dei reperti numismatici è testimonianza della vitalità del nodo viario e della circolazione di pellegrini e viandanti provenienti dall’Italia centro settentrionale, magari diretti a Genova o forse di passaggio, intenti a percorrere le rotte commerciali più battute, verso la Lombardia, l’Emilia o la Toscana. Una parte dei reperti è pertinente al corredo individuale di ogni pellegrino. Si tratta di elementi di vestiario come fibbie di cinture od oggetti votivi come rosari e statuette della Vergine.

Costruito originariamente nel XIV secolo, l’ospitale presentava una pianta quadrangolare (ca. 120 mq). La copertura era fornita da un tetto a doppio spiovente, con intelaiatura lignea e copertura in lastre di calcare argilloso.

Il vano posto a sud costituiva l’unico ambiente che ha conservato traccia delle aperture di accesso e di collegamento tra i diversi spazi dell’ospedale. L’ambiente presentava, infatti, un ingresso sul fronte ovest e un’apertura di collegamento con il piccolo vano posto a sud.
Intorno alla metà del XV secolo il tetto crollò, ma questo non dovette comportare un immediato abbandono dello spazio che continuò ad essere frequentato con fuochi e bivacchi temporanei e in seguito depredato delle sue pietre per l’erezione di nuovi edifici.
La crisi della funzione ospitaliera è documentata intorno al XV secolo, mentre sopravvive più a lungo l’edificio di culto, ancora utilizzato come luogo di sepoltura alla fine del XV secolo.

 

Suggestive forse più di ogni altro aspetto sono le congetture che gli studiosi hanno potuto fare grazie ai ritrovamenti dei resti di ben cinquantuno persone. Disposte a semicerchio in prossimità dell’abside, le sepolture (che includono un numero cospicuo di bambini) testimoniano di una vera e propria comunità di laici che vivevano in pianta stabile presso l’hospitale. Vi sono poi cadaveri che presentano segni di morte violenta e che portano a immaginare attacchi di predoni lungo i sentieri per il Bracco, mentre altri resti presentano le tracce di un morbo riconducibile per tipologia e datazione alla peste che nel ‘300 mise in ginocchio l’Europa. Questi sono solo alcuni dei molteplici esempi che consentono di immaginare un mondo vivo e in continua trasformazione, fatto di vicende che si intrecciano con le vicende della grande storia europea medievale.

Immagine di Nicola Sanguineti

Nicola Sanguineti

Classe 1999, mi sono laureato in Italianistica presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre appassionato di letteratura, comunicazione e arti visuali, svolgo l'attività di redattore presso aritmie.org per il quale intervisto scrittrici e scrittori di fama nazionale. Attualmente lavoro per l'area culturale di Mediaterraneo Servizi

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