Per due giorni il Tigullio diventa capitale della chirurgia del futuro. Il 23 e 24 ottobre 2026 a Portofino, sotto la direzione scientifica del dottor Stefano Cappato (primario di chirurgia all’ospedale di Lavagna ASL 4), i chirurghi ospedalieri italiani dell’ACOI e i rappresentanti delle istituzioni sanitarie si interrogano sui cambiamenti epocali che stanno trasformando la medicina moderna.
Dalle sfide dell’intelligenza artificiale e della robotica avanzata fino alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, il borgo ligure ospita un confronto strategico tra clinici, scienziati e decisori pubblici. I lavori si articoleranno tra le sessioni scientifiche al Teatrino e gli appuntamenti aperti alla cittadinanza in Piazzetta, tra cui il talk Agorà, i laboratori per i giovani e la diretta tv sulla Global Surgery. L’obiettivo comune è governare l’innovazione tecnologica tutelando l’umanità della cura e garantendo cure tempestive, sicure ed eque a ogni cittadino, e se tra dieci anni il chirurgo entrasse in sala operatoria insieme a un’intelligenza artificiale, a un robot e a un “gemello digitale” del paziente? Non è fantascienza. È una trasformazione già iniziata. Il 23 e 24 ottobre, Portofino diventerà così il luogo in cui la comunità chirurgica italiana si confronterà non soltanto sulle tecnologie che stanno entrando nelle sale operatorie, ma soprattutto su chi sarà il chirurgo quando quelle tecnologie saranno diventate parte normale della medicina. Robotica, intelligenza artificiale, realtà aumentata, digital twin, analisi dei dati, simulazione, cybersecurity e nuove frontiere della formazione saranno alcuni dei temi al centro dell’incontro. Ma la domanda più importante sarà un’altra: quanto della chirurgia del futuro sarà affidato alle macchine e quanto resterà nelle mani dell’uomo, il Forum nasce con un’ambizione diversa dal tradizionale congresso medico. Non vuole soltanto presentare le innovazioni che stanno arrivando, ma discuterne le conseguenze. Perché una macchina più intelligente non significa automaticamente un medico più bravo. Perché un algoritmo dovrà comunque essere interpretato. Perché dietro ogni dato continuerà ad esserci un paziente. E perché, anche quando a decidere sarà un sistema tecnologicamente sofisticato, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità della decisione. Il futuro della chirurgia sarà quindi discusso attorno a quattro grandi questioni: tecnologia, formazione, responsabilità e sostenibilità. La Piazzetta di Portofino diventerà un’Agorà dedicata al futuro, con incontri e conversazioni capaci di coinvolgere non soltanto medici e specialisti, ma anche cittadini, studenti e giovani. Ci saranno momenti dedicati all’intelligenza artificiale e alla robotica, alla formazione del chirurgo di domani, alla responsabilità professionale nell’epoca delle macchine intelligenti e alla sostenibilità dei sistemi sanitari. Una parte del Forum sarà dedicata alle nuove generazioni, studenti universitari e delle scuole potranno avvicinarsi alla chirurgia attraverso esperienze pratiche e momenti di confronto, per capire come una professione antichissima stia entrando in una fase completamente nuova. Al termine del Forum sarà presentato un Manifesto della chirurgia del futuro, costruito attorno a un decalogo di principi, non una profezia e nemmeno un elenco di tecnologie, un tentativo di mettere nero su bianco le domande alle quali la chirurgia dovrà rispondere nei prossimi anni: chi decide quando decide l’intelligenza artificiale? Chi è responsabile di un errore di un sistema intelligente? Come si formerà il chirurgo? Chi controllerà i dati? E quanto sarà sostenibile la medicina tecnologica , il messaggio che attraverserà il Forum sarà semplice: la tecnologia cambierà profondamente la chirurgia, ma non eliminerà la necessità del chirurgo, anzi, potrebbe renderla ancora più complessa. Il chirurgo del futuro dovrà conoscere la tecnologia, ma anche saperle dire di no, dovrà saper leggere i dati, ma continuare a leggere il paziente. Dovrà lavorare con le macchine senza diventare una macchina. Il simposio di Portofino non proverà quindi a raccontare come sarà la chirurgia del futuro, proverà a porre una domanda più difficile: Che chirurgia vogliamo costruire?