Il poeta e l’incisore

ANno

1945

Autore

Eugenio Mario Raffo

Questa non è una fotografia, ma come una foto descrive un attimo. Un momento inciso in un giorno particolare per la storia di Sestri Levante. Si tratta infatti della processione per la festa della Madonna del Carmelo: una ricorrenza molto sentita, con la sua processione che si snoda da Santo Stefano del Ponte fino a Santa Maria di Nazareth.

Durante la processione vengono portati a braccio i pesanti Crocefissi Lignei, una caratteristica del folklore del nostro territorio. Ma avremo modo di parlarne in una futura occasione. Oggi vogliamo raccontare la storia dell’incisore di questa xilografia, Eugenio Mario Raffo.

Eugenio nacque a Sestri nel 1904 in una delle storiche case del borgo di San Bartolomeo. Fin da piccolo si mise in evidenza tra i compagni per l’incredibile abilità nel disegno. Poi come tanti sestrini cominciò a lavorare in Tubifera. Qui incontrò il poeta Giovanni Descalzo e nacque una duratura amicizia che si trasformò anche in sodalizio artistico. Giovanni infatti notò le doti di abile disegnatore in bianco e nero messe in luce da Eugenio durante le pause di lavoro, consigliandogli di dedicarsi alla xilografia. Descalzo gli fece conoscere uno xilografo ed editore perché potesse imparare. Pochi anni dopo il poeta chiese a Eugenio le illustrazioni per il volume “Uligine”.

E così il tornitore si fece artista. Raffo raffigurò vari scorci di Sestri Levante, in particolare la Basilica di Santa Maria di Nazareth e il porto. In seguito, incise nature morte, con pesci o crostacei, ritratti, scene di lavoro, barche (soprattutto i tipici leudi e rivanetti, all’epoca numerosissimi sugli arenili rivieraschi), nonché centinaia di scorci paesaggistici e architettonici del levante ligure, in particolare chiese.

Raffo fu insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui l’inserimento nel Dizionario degli Incisori Italiani, di Luigi Servolini, nel 1955, la nomina ad Accademico nell’Accademia delle Arti dell’Incisione.

Ma torniamo all’inizio, alla xilografia che ritrae la processione del Carmine. L’anno è il 1945 e tutto sembra acquistare un senso nuovo. La guerra appena finita, siamo nella prima estate di pace, è il momento in cui si sta faticosamente cercando la normalità tra le macerie. Quella fatica è rappresentata in modo così forte nell’incisione che persino il termine “espiazione” assume un significato più profondo. La fatica dei portatori, la fatica degli spettatori, la fatica di Cristo. E’ la potenza dell’arte.

Certo che tra poeti e artisti la Tubifera di quegli anni doveva essere un posto straordinario.

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