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Il brigante di Vignolo

ANno

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Un tempo le strade delle carovane lungo la Liguria erano popolate di briganti e contrabbandieri. Le fitte foreste, i percorsi tortuosi che si inerpicavano faticosamente sui colli, i passi che collegavano vallate di stati diversi, erano luoghi ideali per chi “esercitava” questo genere di mestiere.

Del resto la vita era difficile, per la maggiorparte degli uomini il destino era scritto alla nascita e spesso era difficile se non impossibile fare un lavoro diverso da quello del padre. Ma a volte nasceva una personalità straordinaria che decideva contro tutto e tutti di cambiare il proprio fato.

Siamo in quel periodo di turbolenze tra rivoluzione e conservazione, a cavallo dell’ottocento. Mirabilmente descritto da Calvino nelle pagine de “Il Barone Rampante”. E anche i paesaggi sono simili a quella storia: tra grotte e boschi fittissimi, tra antiche creuze e precipizi sul mare Mediterraneo, tra orizzonti immensi e notti cupe.

Giacomo Musso era figlio di contadini, ma aveva imparato dal parroco a leggere e scrivere. Forse fu la lettura a insinuargli nella testa il desiderio di una vita diversa da quella a cui era condannato dal ceto, o forse fu l’istinto alla ribellione dei ventanni, fatto sta che Giacomo convinse alcuni compari e li portò in collina. In particolare a San Nicolao. A fare i briganti.

La strada che portava da Genova in Toscana aveva nel passo di San Nicolao un percorso obbligato. I ragazzi ebbero gioco facile a organizzare rapine alle carovane dei mercanti, vedendole arrivare lente lungo la strada in salita. All’inizio usavano solo bastoni nodosi, poi col tempo si trovarono fucili e rivoltelle, ma raramente le usavano. Un po’ di scaltrezza e il giusto tempismo consentirono a Giacomo di creare un’attività talmente redditizia da convincerlo a piantare radici e a costruirsi una casa in quel di Vignolo. Sopra Santa Vittoria, vicino a Tassani, era una posizione strategica che consentiva alla banda di controllare tutto il territorio circostante e reagire di conseguenza.

Ma Giacomo fu un brigante lungimirante.  Memore del passato di povertà, per assicurarsi il sostegno della popolazione, il brigante gentiluomo si mise a donare denaro agli indigenti, costituì doti per le figlie delle famiglie povere e arrivò persino a costruire a sue spese il campanile della chiesa di Sant’Anna a Tassani.

Gian de Vigneu, così lo chiamavano, era temuto e rispettato come un Signore del popolo, come un nobile di elezione. E forse per questo i nobili non gli piacevano. Un giorno assaltò niente meno che il Granduca di Toscana in visita in Liguria. La rapina andò bene, ma il Granduca assetato di vendetta minacciò gravi ripercussioni se non avesse avuto la testa del brigante. Così le guardie si mossero, qualche compagno venne corrotto e Gian de Vigneu venne arrestato. Finì in galera a Chiavari dove morì. Contro il destino è difficile averla vinta. Di lui resta la casa a Vignolo e una leggenda che ha attraversato i secoli. Gian de Vigneu come il brigante Gian de Brughi di Calvino.

Trovate tutta la storia ben raccontata nel volume  “Storie di eroi, briganti e “bunne donne”” di Francesco Prete.

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