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Il Re di Levante

ANno

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Certi luoghi da fiaba non sono solo cartoline per turisti.

La Baia del Silenzio ha questo nome da quando un poeta, il nostro poeta Descalzo, glielo ritagliò addosso. Prima era solo “Levante”. E Levante la continuano a chiamare quelli che ci sono vissuti praticamente tutta la vita, in questo teatro d’acqua, sorvegliato dai campanili e dalle case del vecchio borgo.

Uno di questi, che Levante ce l’aveva tatuato in ogni espressione del viso, in ogni racconto, in ogni sguardo, si chiamava Luigi Milanta. Un cognome della maina, e un soprannome “Quinze”, in genovese Quindici, che con il nome dava l’idea immediata di chi fosse. Luigi era il Re di Levante.
Il più pescatore, il più saggio, il più guascone, il punto cardinale. Che se capitavi a Portobello lo trovavi ad armeggiare sulla barca, con la pioggia e con il sole. Negli inverni ventosi come nelle estati soffocanti.

Il re c’era sempre per tutti. Se avevi bisogno di una mano per mettere a posto una barca o per sistemare degli ormeggi, sapevi che potevi contare su di lui. Una volta era persino partito a recuperare il marito di una villeggiante che la signora disperata dava per disperso (era a fare pesca subacquea n.d.r.). Come tutti i monarchi, l’unica precauzione era non contraddirlo mai.

E l’amore dei gesti, la cura per il suo regno, l’esserci come se la vita non potesse che essere proprio lì, con San Nicolò a guardarti le spalle e quella riga più azzurra tra l’acqua e il cielo, oltre alla diga, a indicare che non esiste, veramente, la fine.

Certi luoghi da fiaba non sono solo cartoline. Tra qualche anno capiterà a tutti coloro che in un modo o nell’altro lo hanno conosciuto, di scendere a piedi verso l’Annunziata e cercarlo con lo sguardo senza saperlo, e trovare solo un ricordo della Sestri che fu.

Perché non era solo il Re di Levante, ne era parte. Il Re ci ha lasciati, evviva il Re.

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