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La notte del 24 aprile non dormì nessuno

ANno

25 aprile 1945

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La notte del 24 aprile non dormì nessuno. In collina, nei boschi, sui valichi per le valli, dappertutto sparavano. Sparavano in aria perché non ne potevano più della guerra. Sparavano perché tutto stava per finire, l’indomani le munizioni non servivano ed erano solo un peso da portarsi dietro. Sparavano perché non sarebbero riusciti a dormire lo stesso. Sparavano perché erano stanchi di sparare. All’alba sarebbero scesi al mare. La notte sarebbe servita a chi scappava.

E l’alba arrivò. Piazzarono una trasmittente a Santa Vittoria per dare l’annuncio. Sestri stava per essere liberata. Maciste e i suoi arrivarono per primi in Sant’Antonio. Erano le 7, la città era deserta. La gente iniziò ad uscire, dalle case, dai rifugi, dalle tane. E cominciarono ad assieparsi sulle strade per aspettare quelli che a poco a poco scendevano dai monti.

E mentre arrivano vedi le mamme riabbracciare i figli, i fratelli e gli amici che si ritrovano, vedi le macerie di come ci aveva ridotto la follia della guerra, gli occhi segnati dalle lacrime, le braccia magre, il dolore e la gioia, la tristezza e la speranza. C’è chi mette le bandiere alle finestre, senza che glielo ordini nessuno, che erano vent’anni che non succedeva più.

E loro, quei ragazzi stanchi che si sono pure mezzi pettinati per rivedere la città per cui hanno combattuto, loro si sono messi chi una coccarda, chi un berretto, chi una camicia rossa ricavata da una bandiera nazista sottratta al nemico. C’è pure chi si è messo un fiore. Ma a Chiavari si combatte ancora e infatti stanno arrivando pure gli americani. Le voci si diffondono è vero:  una colonna della V armata è sul Bracco. Passano in città alle 13, a guidare la jeep c’è Naccari, il fratello di Virgola. Virgola lo cercano tutti per fare festa, ma lui è a dirigere le operazioni sul fronte. Arriverà dopo.

È la liberazione, è festa: hanno montato le bandiere tricolore su tutte le antenne e sulle ciminiere delle fabbriche. Le mitragliatrici continuano a crepitare come fuochi d’artificio e la gente risponde urlando così forte che la voce della città è rauca quando viene sera.

E in tutto quel rumore, non si accorsero subito di un brutto incidente. A Pila, Rosa Oberti, Diavolo e Gino Sturla vengono falciati da un caccia alleato per un errore di segnalazione. Sono gli ultimi a morire di quella maledetta guerra.

Li puoi andare a trovare al cimitero di Sestri: sulla lapide c’è scritto che sono andati sulle montagne con il loro comandante.
E torneranno, si, loro torneranno, quando la libertà non avrà più confini.


P.S. Chi scrive dedica questo ricordo alla memoria di un grande uomo che ha avuto la fortuna di conoscere: Italo Fico, nome di battaglia Naccari. 

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